Il tempo è un assassino.
Tutto perde di significato con lo scorrere del tempo.
Le emozioni scemano a dismisura. La vita si trasforma in esistenza. L'esistenza diventa pesante e macchinosa.
La morte rappresenta una soluzione realistica ed imminente.
Il tempo appiattisce l'essere umano, lo priva della vitale capacità di emozionarsi.
Perchè la debolezza dell'emozione viene ineludibilmente travolta dalla crudeltà del tempo?
Il tempo è crudele. Il tempo è un despota totalmente malvagio.
Il tempo non da illusioni. Il tempo è schietto, diretto. Perfidamente sincero.
Nulla può sconfiggerlo. Nessuno può batterlo. Neanche la morte.
Dopo di essa, il tempo continua ad esercitare il suo opprimente potere sul nostro fisico. Il corpo si decompone. Crescono i capelli. Si cibano i vermi.
Non posso tollerare la mia impotenza di fronte al tempo.
E' possibile sopportare la precoce consapevolezza della inevitabile crudeltà del tempo?
Ho perso. Avete perso. Ha perso. Hanno perso. Abbiamo perso.
Lo sconfitto impugnò una rivoltella. "BOOM!".
Con voce fioca e sofferente disse: "Vaffanculo..."
E mori'.
////////////////////////////////////////////////////////
La morte è uno strano signore.
La intravedo in lontananza.
Si avvicina.
E' nuda. Con il pisello al vento.
La morte è ridicola.
Con timidezza viene avanti. Mi raggiunge.
Osservo il suo quasi inesistente pisellino. Credevo che la morte fosse dotata. E invece no: un pisellino magro ed ininfluente. Ma che buffa la morte!
Non ho nessun ritegno: rido di fronte alla morte. Senza inibizione alcuna.
La morte è intimidita.
Rido, rido, rido, rido e rido.
La morte non si arrabbia. E' muta ed imbarazzata.
La morte viene mortificata da me. Io sto mortificando la morte.
La morte dice basta. Allunga la sua mano e mi tocca.
Io cado a terra inerme.
Adesso è la morte che ride.
Vengo svestito dalla morte.
La morte ride della mia nudità.
Ride bene chi ride ultimo?...no
Improvvisamente ed inaspettatamente mi rialzo.
La morte smette di ridere. Appare visibilmente esterefatta.
La morte osserva il mio organo genitale.
E' più grande del suo.
La morte si mette a piangere.
Il suo pene è più piccino del mio.
Ho sconfitto la morte!
La morte piange. Ed io rido. Rido di gusto. In eterno.
sabato 26 settembre 2009
giovedì 24 settembre 2009
Delirio di un sano di mente (dedicato al nulla, cioè a tutti)
"Gli animali possono vivere ma gli uomini non possono morire! Gli uomini devono morire! Chi non muore non è un uomo ma chi vive non è un animale.
Per colpa della morte esiste Dio. Se davvero l'uomo era capace di sfuggire all'estremo momento, esso non avrebbe avvertito la squallida necessità di crearsi l'immensa illusione della vita ultraterrena.
Dio non esiste e se esiste non esiste, perchè Dio esiste ma non esiste in quanto esiste nella mente dell'uomo che non esiste. Dio esiste nell'uomo ma non esiste nella realtà. La morte esiste quindi Dio non esiste perchè se la vita infinita non esiste, Dio esiste.
Quindi: mannaggia a Dio! (urlando a squarciagola, come se si fosse liberato di un peso TROPPO opprimente)"
SENZAFIRMA
Per colpa della morte esiste Dio. Se davvero l'uomo era capace di sfuggire all'estremo momento, esso non avrebbe avvertito la squallida necessità di crearsi l'immensa illusione della vita ultraterrena.
Dio non esiste e se esiste non esiste, perchè Dio esiste ma non esiste in quanto esiste nella mente dell'uomo che non esiste. Dio esiste nell'uomo ma non esiste nella realtà. La morte esiste quindi Dio non esiste perchè se la vita infinita non esiste, Dio esiste.
Quindi: mannaggia a Dio! (urlando a squarciagola, come se si fosse liberato di un peso TROPPO opprimente)"
SENZAFIRMA
martedì 22 settembre 2009
Dio è morto
Sedevo dinanzi al caldo camino. Il possente fuoco inceneriva lentamente ed inevitabilmente la povera legna.
Stavo consumando un ottimo panino preparato con amore da mia nonna.
Tutto procedeva per il meglio.
Improvvisamente una mollica troppo pesante si stacca dal corpo principale. Cade a terra.
Penso: non posso lasciarla a terra. Devo farla sparire.
Come posso comportarmi?
In seguito a questo "dubbio amletico", trovo la migliore soluzione. Una soluzione istintiva. Profondamente irrazionale ma razionale al tempo stesso.
Una soluzione anticonvenzionale, oltraggiosa, eretica, quasi demoniaca.
Il fuoco è la soluzione.
Getto il mollicone tra le fiamme. Bastano pochi secondi per ridurlo in cenere.
Il brandello di pane è scomparso.
Ho bruciato il corpo di Cristo. Ho ucciso il figlio di Dio!
In quell'occasione della mia vita, DIO E' MORTO.
Stavo consumando un ottimo panino preparato con amore da mia nonna.
Tutto procedeva per il meglio.
Improvvisamente una mollica troppo pesante si stacca dal corpo principale. Cade a terra.
Penso: non posso lasciarla a terra. Devo farla sparire.
Come posso comportarmi?
In seguito a questo "dubbio amletico", trovo la migliore soluzione. Una soluzione istintiva. Profondamente irrazionale ma razionale al tempo stesso.
Una soluzione anticonvenzionale, oltraggiosa, eretica, quasi demoniaca.
Il fuoco è la soluzione.
Getto il mollicone tra le fiamme. Bastano pochi secondi per ridurlo in cenere.
Il brandello di pane è scomparso.
Ho bruciato il corpo di Cristo. Ho ucciso il figlio di Dio!
In quell'occasione della mia vita, DIO E' MORTO.
domenica 20 settembre 2009
La morte della morte
"Quando la morte vi chiamerà, forse qualcuno protesterà"....
La morte lo aveva chiamato.
Una strana figura nera e fosca lo aveva raggiunto durante
la notte. Mentre dormiva.
Lo stipite della sua camera era stato varcato da questa
inquietante presenza.
La morte si era fermata dinanzi al corpo incosciente di
Renato.
Renato dormiva. Non poteva protestare.
Forse sognava di morire. Di essere toccato dalla mano
ossea e brutale della morte. Di abbandonare questo mondo
terreno per essere condotto in un mondo ulteriore.
Divino.
Probabilmente aveva contemplato l'idea della morte nel
corso della sua vita precedente.
La sua vita si concludeva nel momento della sola
esistenza. Si, l'essere umano che dorme non vive bensi'
esiste.
Renato aveva compiuto un ulteriore salto. La sua
esistenza era divenuta inesitenza.
La morte aveva poggiato la sua terribile mano sui biondi
e lisci capelli di Renato.
Il candido caschetto di capelli biondi era stato invaso dalla terribile mano
mortale.
La morte aveva svolto il suo quotidiano compito.
Dopo questo ennesimo mandato, la morte si sedette a
fianco del cadavere di Renato e decise di riflettere.
Cominciava ad odiare il suo mestiere. Un mestiere
monotono e poco stimolante.
"Che differenza c'è tra il mio compito e quello di un
operaio incastrato nel macabro sistema della catena di
montaggio?
Il mio è un lavoro perfidamente immutevole".
La morte aveva espresso il suo malcontento.
Desiderava qualcosa in più. Essa avvertiva la vitale
esigenza di cambiare vita.
Purtroppo non poteva farlo.
Il suo datore di lavoro non avrebbe accettato le
dimissioni.
Dio era un padrone severo, aspro e poco affidabile.
Dio aveva fatto l'uomo a sua immagine e somiglianza.
Dio non era onnipotente e neanche buono. Dio era come
l'uomo. Nessuna differenza.
La morte non avrebbe potuto fare affidamento sulla bontà
divina. Bontà che non esisteva.
Un datore di lavoro dispotico ed intransigente: questo era Dio.
E la morte provava un certo e comprensibile
timore dinanzi alla potenza del Signore. Potenza, non
onnipotenza.
La morte abbandonò l'abitazione di Renato.
I genitori avrebbero ritrovato il corpo del loro giovane
figlio. Fiumi di lacrime sarebbero stati versati e
bestemmie rabbiose avrebbero reso tutto meno sacro,
idilliaco. Una reazione umana. Quindi divina.
La morte tendeva a non pensare alle possibili reazioni
delle sue vittime.
Questo pensiero lo avrebbe turbato non
poco.
Essa si limitava ad eseguire le direttive del Boss. Del Signore. Di Dio.
La morte vagava per la fredda città di Berlino.
Il clima teso della città tedesca esprimeva efficacemente
il buio stato d'animo della morte.
In quel dato momento, la morte desiderò la morte.
Come poteva liberarsi di quell'infausto e tedioso
mestiere?
Con la morte. La sparizione fisica.
Pervasa da una gioiosa malinconia, la morte alzò in aria
la sua fredda e tenebrosa mano.
Lentamente scendeva per raggiungere la sua testa,
liberarsi dal cappuccio nero ed eseguire cio che aveva
sempre fatto. Questa volta, però, era lei stessa la
vittima.
Com'era fatta la morte? Qual'era il suo viso?
Si trattava di un viso umano e rassicurante o di un
qualcosa di mostruosamente raccapricciante?
Che sembianze poteva avere la morte?
La mano liberò la testa dall'opprimente cappuccio.
Il viso della morte era stato rivelato.
Il suo era un viso interamente umano. Con dei candidi capelli biondi.
Un caschetto di capelli biondi. Per la precisione.
La morte lo aveva chiamato.
Una strana figura nera e fosca lo aveva raggiunto durante
la notte. Mentre dormiva.
Lo stipite della sua camera era stato varcato da questa
inquietante presenza.
La morte si era fermata dinanzi al corpo incosciente di
Renato.
Renato dormiva. Non poteva protestare.
Forse sognava di morire. Di essere toccato dalla mano
ossea e brutale della morte. Di abbandonare questo mondo
terreno per essere condotto in un mondo ulteriore.
Divino.
Probabilmente aveva contemplato l'idea della morte nel
corso della sua vita precedente.
La sua vita si concludeva nel momento della sola
esistenza. Si, l'essere umano che dorme non vive bensi'
esiste.
Renato aveva compiuto un ulteriore salto. La sua
esistenza era divenuta inesitenza.
La morte aveva poggiato la sua terribile mano sui biondi
e lisci capelli di Renato.
Il candido caschetto di capelli biondi era stato invaso dalla terribile mano
mortale.
La morte aveva svolto il suo quotidiano compito.
Dopo questo ennesimo mandato, la morte si sedette a
fianco del cadavere di Renato e decise di riflettere.
Cominciava ad odiare il suo mestiere. Un mestiere
monotono e poco stimolante.
"Che differenza c'è tra il mio compito e quello di un
operaio incastrato nel macabro sistema della catena di
montaggio?
Il mio è un lavoro perfidamente immutevole".
La morte aveva espresso il suo malcontento.
Desiderava qualcosa in più. Essa avvertiva la vitale
esigenza di cambiare vita.
Purtroppo non poteva farlo.
Il suo datore di lavoro non avrebbe accettato le
dimissioni.
Dio era un padrone severo, aspro e poco affidabile.
Dio aveva fatto l'uomo a sua immagine e somiglianza.
Dio non era onnipotente e neanche buono. Dio era come
l'uomo. Nessuna differenza.
La morte non avrebbe potuto fare affidamento sulla bontà
divina. Bontà che non esisteva.
Un datore di lavoro dispotico ed intransigente: questo era Dio.
E la morte provava un certo e comprensibile
timore dinanzi alla potenza del Signore. Potenza, non
onnipotenza.
La morte abbandonò l'abitazione di Renato.
I genitori avrebbero ritrovato il corpo del loro giovane
figlio. Fiumi di lacrime sarebbero stati versati e
bestemmie rabbiose avrebbero reso tutto meno sacro,
idilliaco. Una reazione umana. Quindi divina.
La morte tendeva a non pensare alle possibili reazioni
delle sue vittime.
Questo pensiero lo avrebbe turbato non
poco.
Essa si limitava ad eseguire le direttive del Boss. Del Signore. Di Dio.
La morte vagava per la fredda città di Berlino.
Il clima teso della città tedesca esprimeva efficacemente
il buio stato d'animo della morte.
In quel dato momento, la morte desiderò la morte.
Come poteva liberarsi di quell'infausto e tedioso
mestiere?
Con la morte. La sparizione fisica.
Pervasa da una gioiosa malinconia, la morte alzò in aria
la sua fredda e tenebrosa mano.
Lentamente scendeva per raggiungere la sua testa,
liberarsi dal cappuccio nero ed eseguire cio che aveva
sempre fatto. Questa volta, però, era lei stessa la
vittima.
Com'era fatta la morte? Qual'era il suo viso?
Si trattava di un viso umano e rassicurante o di un
qualcosa di mostruosamente raccapricciante?
Che sembianze poteva avere la morte?
La mano liberò la testa dall'opprimente cappuccio.
Il viso della morte era stato rivelato.
Il suo era un viso interamente umano. Con dei candidi capelli biondi.
Un caschetto di capelli biondi. Per la precisione.
La morte dell'uomo
LA MORTE DELL'UOMO
La mosca che svolazza nella vuota stanza. La stanza che viene MACCHIATA dal rumore provocato dalla mosca. La mosca che vola e sbatte le ali. Le ali della mosca: piccole ma pesanti.
L'uomo si accorge della pesantezza delle ali della mosca. La mosca che importuna l'uomo con il suo greve e fastidioso ronzio. L'uomo che perde la pazienza. L'uomo che viene assalito da un sentimento odioso nei riguardi della mosca. L'uomo che viene colto da un'improvvisa voglia di uccidere la mosca. L'uomo che NON PUO' trattenere la sua rabbia istintiva. L'uomo che ardimentosamente si impossessa di una paletta. La paletta che schiaccia la mosca. La mosca che viene schiacciata dalla paletta.
La mosca che giace inerme sul tavolino. L'uomo che pulisce il fatale legno dai residui organici della mosca. L'uomo che getta i resti della mosca nel cestino.
L'uomo che si dispera per aver ucciso la mosca. L'uomo che viene divorato dal senso di colpa per aver ucciso la mosca. L'uomo che tenta di strapparsi i capelli per aver ucciso la mosca.
L'uomo avverte la pesantezza della sua esistenza mutilata dalla morte della mosca. Il petto dell'uomo che diviene il crudele contenitore di un mattone troppo pesante.
L'uomo che respira a fatica per aver ucciso la mosca. L'uomo si sente poco bene per aver ucciso la mosca. L'uomo vuole farsi del male per aver ucciso la mosca.
L'uomo desidera la MORTE per aver UCCISO la mosca.
L'uomo istituisce un tribunale. L'uomo si autocondanna per aver ucciso la mosca. L'uomo è destinato alla morte per aver ucciso la mosca.
L'uomo SI UCCIDE per aver UCCISO la mosca.
L'uomo che ha ucciso la mosca è l'uomo più sensibile del mondo. Dell'universo.
ONORIAMO QUEST'UOMO. VI PREGO, NON VENERIAMO QUEST'UOMO (*)
(*)ovvero: onoriamolo in silenzio, senza promozione alcuna.
Apprezziamolo ma non mitizziamolo: non commettiamo un tale errore. Un errore fatale.
La mosca che svolazza nella vuota stanza. La stanza che viene MACCHIATA dal rumore provocato dalla mosca. La mosca che vola e sbatte le ali. Le ali della mosca: piccole ma pesanti.
L'uomo si accorge della pesantezza delle ali della mosca. La mosca che importuna l'uomo con il suo greve e fastidioso ronzio. L'uomo che perde la pazienza. L'uomo che viene assalito da un sentimento odioso nei riguardi della mosca. L'uomo che viene colto da un'improvvisa voglia di uccidere la mosca. L'uomo che NON PUO' trattenere la sua rabbia istintiva. L'uomo che ardimentosamente si impossessa di una paletta. La paletta che schiaccia la mosca. La mosca che viene schiacciata dalla paletta.
La mosca che giace inerme sul tavolino. L'uomo che pulisce il fatale legno dai residui organici della mosca. L'uomo che getta i resti della mosca nel cestino.
L'uomo che si dispera per aver ucciso la mosca. L'uomo che viene divorato dal senso di colpa per aver ucciso la mosca. L'uomo che tenta di strapparsi i capelli per aver ucciso la mosca.
L'uomo avverte la pesantezza della sua esistenza mutilata dalla morte della mosca. Il petto dell'uomo che diviene il crudele contenitore di un mattone troppo pesante.
L'uomo che respira a fatica per aver ucciso la mosca. L'uomo si sente poco bene per aver ucciso la mosca. L'uomo vuole farsi del male per aver ucciso la mosca.
L'uomo desidera la MORTE per aver UCCISO la mosca.
L'uomo istituisce un tribunale. L'uomo si autocondanna per aver ucciso la mosca. L'uomo è destinato alla morte per aver ucciso la mosca.
L'uomo SI UCCIDE per aver UCCISO la mosca.
L'uomo che ha ucciso la mosca è l'uomo più sensibile del mondo. Dell'universo.
ONORIAMO QUEST'UOMO. VI PREGO, NON VENERIAMO QUEST'UOMO (*)
(*)ovvero: onoriamolo in silenzio, senza promozione alcuna.
Apprezziamolo ma non mitizziamolo: non commettiamo un tale errore. Un errore fatale.
Chi nasce, muore
-Quando sei nato?
-Oggi
-Dove sei nato?
-Qui
-Come sei nato?
-Cosi'
-Perchè sei nato?
-Perchè si
-Chi è nato?
-Io
-Chi è morto?
-Io
-Quando sei morto?
-Oggi
-Dove sei morto?
-Qui
-Come sei morto?
-Cosi'
-Perchè sei morto?
-Perchè si!
(Un greve momento di pausa riflessiva)
-Ma sei nato o sei morto?!
-Se sono nato, sono anche morto.
-Oggi
-Dove sei nato?
-Qui
-Come sei nato?
-Cosi'
-Perchè sei nato?
-Perchè si
-Chi è nato?
-Io
-Chi è morto?
-Io
-Quando sei morto?
-Oggi
-Dove sei morto?
-Qui
-Come sei morto?
-Cosi'
-Perchè sei morto?
-Perchè si!
(Un greve momento di pausa riflessiva)
-Ma sei nato o sei morto?!
-Se sono nato, sono anche morto.
venerdì 18 settembre 2009
La volontà dell'uomo
Il mondo sociale attuale deriva dalle azioni dell'uomo quindi dall'uomo stesso. Dunque: se l'uomo può creare gode anche della capacità di distruggere. E questo lo vediamo tutti i giorni.
Per creare una casa nuova c'è bisogno di distruggere quella vecchia. Per fondare un nuovo ordine sociale l'uomo può e deve annientare quello vecchio. E' dunque l'essere umano che mediante la sua volontà decide come esso deve vivere. Specialmente nel terzo millennio dove godiamo di una tale intelligenza scientifico-tecnologica che spesso vanifica anche le dure leggi della natura.
Non vi è più scampo: l'uomo ha le capacità e le possibilità morali e materiali per sovvertire l'attuale ordine sociale. Ed allora perchè non si procede verso questa strada? Perchè vi è ancora la dissomiglianza tra ricchi e poveri? Semplice: è la volontà degli uomini. Purtroppo non di tutti gli uomini ma di una misera parte di essi.
LE NOSTRE EMOZIONI, LE NOSTRE CONVINZIONI, LE NOSTRE AMBIZIONI SONO IL MESCHINO PRODOTTO DEL VOLERE DI UNA MINORANZA UMANA.
LA NOSTRA STESSA ESISTENZA E' NELLE MANI DI POCHI.
Ahimè!
Per creare una casa nuova c'è bisogno di distruggere quella vecchia. Per fondare un nuovo ordine sociale l'uomo può e deve annientare quello vecchio. E' dunque l'essere umano che mediante la sua volontà decide come esso deve vivere. Specialmente nel terzo millennio dove godiamo di una tale intelligenza scientifico-tecnologica che spesso vanifica anche le dure leggi della natura.
Non vi è più scampo: l'uomo ha le capacità e le possibilità morali e materiali per sovvertire l'attuale ordine sociale. Ed allora perchè non si procede verso questa strada? Perchè vi è ancora la dissomiglianza tra ricchi e poveri? Semplice: è la volontà degli uomini. Purtroppo non di tutti gli uomini ma di una misera parte di essi.
LE NOSTRE EMOZIONI, LE NOSTRE CONVINZIONI, LE NOSTRE AMBIZIONI SONO IL MESCHINO PRODOTTO DEL VOLERE DI UNA MINORANZA UMANA.
LA NOSTRA STESSA ESISTENZA E' NELLE MANI DI POCHI.
Ahimè!
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