Io voglio e devo combattere per migliorare le condizioni di vita di chi, ahimè, non gode di buona salute economica, fisica, sociale. La mia vita deve essere strettamente collegata a quella degli altri. Io devo vivere in funzione degli altri.
Aiutare gli altri. Un aiuto, però, finalizzato al miglioramento dell'esistenza altrui.
Io voglio diventare un sindacalista.
I lavoratori salariati, attualmente, anche se non è una novità, hanno veramente bisogno di chi si occupi dei loro problemi, della loro stessa vita che è messa costantemente in pericolo.
Le mie parole, forse, possono sembrare false o dettate da un istinto emotivo per nulla valevole e sincero. Ma questo non mi interessa. Basta con il porsi continui problemi sul cosa posso e non posso fare. Basta con le gergali seghe mentali. Io diventerò un sindacalista e se per caso non dovessi riuscirci, beh me ne farò una ragione e troverò un metodo alternativo per aiutare e migliorare gli altri. Ci sono tanti modi per prestare il proprio aiuto ed io, in caso di necessità, non me li farò scappare.
domenica 10 gennaio 2010
sabato 9 gennaio 2010
PENSIERO DI UN miserabile
"Non ho bisogno di preoccuparmi eccessivamente per le sorti del mio futuro, sia esso prossimo o anteriore.
La mia vita ha già un termine, che coincide con il fatidico, atteso e teso incontro con il monossido di carbonio. Quando tutte le mie aspettative saranno miserabilmente tradite, non resterà che uccidersi, cessare il mio travagliato rapporto con la vita.
Il monossido di carbonio mi guiderà, consapevolmente, placidamente e, soprattutto, senza alcun dolore alla morte. Una morte, ribadisco, consapevole. Assaporare il dolce sapore della falce metallica della morte che, con godibile spietatezza, pone fine a tutte le sofferenze; sofferenze dovute al fallimento dei miei progetti...io voglio diventare questo, quell'altro, quest'altro ma la verità è una sola: io non diventerò nulla; non farò nulla di tutto ciò che ho programmato. Le mie mire sono destinate, ahimè, al fallimento misero e miserabile.
Ma io non starò a piangermi addosso: la farò finita. Il suicidio, quando tutte le persone più care non saranno altro che pasto per i vermi, sarà una via eccitante che mi consentirà di liberarmi dai fallimenti e, soprattutto, di provare il gusto della morte lenta e consapevole. Una morte che, grazie al monossido di carbonio ed ai suoi paradisiaci effetti, farà apparire tutto come l'inizio di un lungo e profondo sonno dal quale, beato me!, non mi desterò mai.
Morire disteso comodamente su di un divano, assaporando il dolce profumo del "gas fatale" che aleggia e si diffonde sulla e nella stanza: ho diritto di chiedere di più?
Se domani, dopodomani o fra un anno, qualcosa dovesse andare male, non mi getterei nella disperazione; la mia esistenza ha una scadenza, un punto di arrivo che dissiperà ogni sconfitta, ogni patimento.
Nessuna confessione religiosa sarà mai in grado, per quanto diffusa tra la razza umana, di purificarmi. Il monossido di carbonio (piacevole messaggero della morte) agirà lentamente sul mio corpo e, come un Dio onnipotente, onnisciente ed assolutamente buono, allevierà ogni mia sofferenza e mi lascerà il gustoso sapore della vita che si conclude e, cioè, della gioia che prende il sopravvento."
La mia vita ha già un termine, che coincide con il fatidico, atteso e teso incontro con il monossido di carbonio. Quando tutte le mie aspettative saranno miserabilmente tradite, non resterà che uccidersi, cessare il mio travagliato rapporto con la vita.
Il monossido di carbonio mi guiderà, consapevolmente, placidamente e, soprattutto, senza alcun dolore alla morte. Una morte, ribadisco, consapevole. Assaporare il dolce sapore della falce metallica della morte che, con godibile spietatezza, pone fine a tutte le sofferenze; sofferenze dovute al fallimento dei miei progetti...io voglio diventare questo, quell'altro, quest'altro ma la verità è una sola: io non diventerò nulla; non farò nulla di tutto ciò che ho programmato. Le mie mire sono destinate, ahimè, al fallimento misero e miserabile.
Ma io non starò a piangermi addosso: la farò finita. Il suicidio, quando tutte le persone più care non saranno altro che pasto per i vermi, sarà una via eccitante che mi consentirà di liberarmi dai fallimenti e, soprattutto, di provare il gusto della morte lenta e consapevole. Una morte che, grazie al monossido di carbonio ed ai suoi paradisiaci effetti, farà apparire tutto come l'inizio di un lungo e profondo sonno dal quale, beato me!, non mi desterò mai.
Morire disteso comodamente su di un divano, assaporando il dolce profumo del "gas fatale" che aleggia e si diffonde sulla e nella stanza: ho diritto di chiedere di più?
Se domani, dopodomani o fra un anno, qualcosa dovesse andare male, non mi getterei nella disperazione; la mia esistenza ha una scadenza, un punto di arrivo che dissiperà ogni sconfitta, ogni patimento.
Nessuna confessione religiosa sarà mai in grado, per quanto diffusa tra la razza umana, di purificarmi. Il monossido di carbonio (piacevole messaggero della morte) agirà lentamente sul mio corpo e, come un Dio onnipotente, onnisciente ed assolutamente buono, allevierà ogni mia sofferenza e mi lascerà il gustoso sapore della vita che si conclude e, cioè, della gioia che prende il sopravvento."
Riflessioni sgrammaticate sul Lider Maximo...
Non una canzone. Non un manifesto. Non una statua. Non un effige.
Totale assenza del culto della personalità. Questo è Fidel Castro.
"Castro, dopo aver rovesciato il dittatore e fantoccio degli americani, Fulgencio Batista, promette al popolo che, a breve, saranno indette democratiche
elezioni". Questo accadeva nel 1959. Adesso siamo nel 2010 e tale promessa non è stata mantenuta. Fidel Castro detiene ancora il potere.
Adesso: Castro è tanto assetato di potere da non potersene liberare oppure la sua permanenza al posto di comando rappresenta una necessità per il popolo
cubano?
Gli Stati Uniti, anch'essi sconfitti dalla rivoluzione cubana, in seguito alla quale hanno perso numerosi possedimenti e guadagni, sono sempre pronti a
riacquistare il loro controllo sulla "piccola isola che ebbe il coraggio di sfidare il colosso americano".
Fidel Castro, dunque, resta ancorato al potere per impedire che gli Usa vanifichino tutto il lavoro fatto dal governo cubano e tornino a sfruttare economicamente e socialmente la popolazione cubana.
Infatti, Fidel Castro, e lo dimostrano i numerosi attentati di matrice statunitense nei suoi confronti, ha adottato, e continua ad adottare sempiternamente, politiche avverse agli interessi imperialistici degli Stati Uniti, come la ormai passata nazionalizzazione delle imprese industriali che ha portato, evviva!, alla perdita di numerose raffinerie di zucchero da parte delle imprese nord americane (per individuare politiche di analoga portata, è possibile consultare un qualsiasi documento concernente la rivoluzione cubana ed i suoi effetti)
Ma Cuba ha davvero un "regime autoritario"? Non saprei.
Cuba è suddivisa in circoscrizioni territoriali dove, al loro interno, si svolgono puntualmente delle elezioni, mediante la democrazia diretta ed un suffragio di carattere universale, per eleggere dei rappresentanti locali. Certo, c'è un partito unico (Partido Comunista de Cuba) ma, in cambio, il popolo ha la possibilità di scegliere L'UOMO che meglio lo rappresenti. Cosa che, invece, non accade nella nostra cara democrazia (vedere il testo della legge Calderoli, sul sistema elettorale italiano).
Purtroppo mi trovo in uno stato di penoso e perenne disagio quando, maledetto me!, parlo di Cuba. E' proprio vero: quella piccola isola, comandata da quel
"vecchio terrorista" è la fucina e la culla di terribili terroristi che con le loro bombe minacciano la tranquillità del popolo nord americano.
Infatti, il filantropico governo degli Stati uniti, viste le innumerevoli "missioni di pace" alle quali partecipa e contribuisce, sostiene che Cuba fornisca appoggio e rifugio ad alcuni terroristi baschi e colombiani ed a latitanti in fuga dalla Giustizia americana (giustizia da sempre infallibile, come nel caso di Sacco e Vanzetti...). Cosi', quel demoniaco paese qual'è Cuba, è stato inserito nella lista degli "Stati sponsor del terrorismo".
Peccato che a fornire asilo ed appoggio ai terroristi "anticastristi" siano gli Stati Uniti, nonostante il favoloso governo (o consiglio d'amministrazione) americano si sciacqui, da sempre, la bocca con la giustizia e la pace. E inoltre come è possibile dimenticare gli innumerevoli attentati a Fidel Castro
finanziati ed organizzati dagli Stati Uniti?
Attentati che, anche con l'ausilio della fortuna!, non hanno mai raggiunto il fine ultimo: eliminare Fidel Castro.
Ma l'obiettivo degli atti terroristici degli Usa non è sempre stato quello di eliminare fisicamente il Lider Maximo.
Un attentato curioso (molto curioso) è rappresentato dal tentativo da parte di uno "sgherro a stelle strisce" di far ingoiare a Fidel una "pozione" che, nel
giro di poco tempo, lo avrebbe reso completamente calvo ed imberbe; in quel modo il Leader cubano avrebbe assunto sembianze ridicole e la propaganda statunitense avrebbe potuto lavorarci su......
Ma queste sono altre storie.
Nonostante Cuba non sia un paese totalmente socialista ("Dobbiamo pensare come capitalisti senza smettere di essere comunisti" J.Garcia Olivares, presidente
della camera di commercio cubana), apprezzo una buona parte delle sue politiche "socialisteggianti" (o tendenti al socialismo) come l'arcinota riforma agraria, la nazionalizzazione delle imprese industriali, la libertà di culto, ecc.
All'interno di certi ambienti comunisti però, quasi fosse un reato, è impossibile parlare bene di Fidel Castro, in quanto, molti, dicono: "Castro è stato educato dai gesuiti, quindi ha delle radici religiose che non potrà mai abbandonare. Castro è un borghese!". Ma io dico a queste persone: Stalin non ha forse frequentato un seminario, alloggiato per anni nella casa di un sacerdote e vissuto una buona parte della sua adolescenza da credente praticante? Ah, certo: Stalin non ha mai fatto questo nè quell'altro, tutti falsi storici. Si, Stalin è un Dio tanto che nessuno di noi ha il POTERE di criticarlo.
Stalin è il nostro maestro; Stalin ha sempre ragione e noi, che magari facciamo realmente parte del proletariato, e quindi, in uno stato socialista, dovremmo
detenere il potere ed avere sempre ragione, siamo dei poveri idioti.....certe volte penso: ma quale differenza c'è tra il regime sovietico ed il fascismo?
Ieri, passando per un centro anziani, una donna ormai corrosa, nel fisico e nella mente, dalla vecchiaia, avendo di fronte la figura di Stalin e quella di Berlusconi, mi ha detto: sai, non c'è poi mica differenza tra questo (Stalin) e quest'altro (Berlusconi); il regime è sempre regime, di qualsiasi colore sia, rosso, verde, viola, giallo, nero, rosso....
Dopo un iniziale rifiuto categorico delle sue affermazioni, ho pensato consciamente, lucidamente: e se la signora avesse ragione?
Totale assenza del culto della personalità. Questo è Fidel Castro.
"Castro, dopo aver rovesciato il dittatore e fantoccio degli americani, Fulgencio Batista, promette al popolo che, a breve, saranno indette democratiche
elezioni". Questo accadeva nel 1959. Adesso siamo nel 2010 e tale promessa non è stata mantenuta. Fidel Castro detiene ancora il potere.
Adesso: Castro è tanto assetato di potere da non potersene liberare oppure la sua permanenza al posto di comando rappresenta una necessità per il popolo
cubano?
Gli Stati Uniti, anch'essi sconfitti dalla rivoluzione cubana, in seguito alla quale hanno perso numerosi possedimenti e guadagni, sono sempre pronti a
riacquistare il loro controllo sulla "piccola isola che ebbe il coraggio di sfidare il colosso americano".
Fidel Castro, dunque, resta ancorato al potere per impedire che gli Usa vanifichino tutto il lavoro fatto dal governo cubano e tornino a sfruttare economicamente e socialmente la popolazione cubana.
Infatti, Fidel Castro, e lo dimostrano i numerosi attentati di matrice statunitense nei suoi confronti, ha adottato, e continua ad adottare sempiternamente, politiche avverse agli interessi imperialistici degli Stati Uniti, come la ormai passata nazionalizzazione delle imprese industriali che ha portato, evviva!, alla perdita di numerose raffinerie di zucchero da parte delle imprese nord americane (per individuare politiche di analoga portata, è possibile consultare un qualsiasi documento concernente la rivoluzione cubana ed i suoi effetti)
Ma Cuba ha davvero un "regime autoritario"? Non saprei.
Cuba è suddivisa in circoscrizioni territoriali dove, al loro interno, si svolgono puntualmente delle elezioni, mediante la democrazia diretta ed un suffragio di carattere universale, per eleggere dei rappresentanti locali. Certo, c'è un partito unico (Partido Comunista de Cuba) ma, in cambio, il popolo ha la possibilità di scegliere L'UOMO che meglio lo rappresenti. Cosa che, invece, non accade nella nostra cara democrazia (vedere il testo della legge Calderoli, sul sistema elettorale italiano).
Purtroppo mi trovo in uno stato di penoso e perenne disagio quando, maledetto me!, parlo di Cuba. E' proprio vero: quella piccola isola, comandata da quel
"vecchio terrorista" è la fucina e la culla di terribili terroristi che con le loro bombe minacciano la tranquillità del popolo nord americano.
Infatti, il filantropico governo degli Stati uniti, viste le innumerevoli "missioni di pace" alle quali partecipa e contribuisce, sostiene che Cuba fornisca appoggio e rifugio ad alcuni terroristi baschi e colombiani ed a latitanti in fuga dalla Giustizia americana (giustizia da sempre infallibile, come nel caso di Sacco e Vanzetti...). Cosi', quel demoniaco paese qual'è Cuba, è stato inserito nella lista degli "Stati sponsor del terrorismo".
Peccato che a fornire asilo ed appoggio ai terroristi "anticastristi" siano gli Stati Uniti, nonostante il favoloso governo (o consiglio d'amministrazione) americano si sciacqui, da sempre, la bocca con la giustizia e la pace. E inoltre come è possibile dimenticare gli innumerevoli attentati a Fidel Castro
finanziati ed organizzati dagli Stati Uniti?
Attentati che, anche con l'ausilio della fortuna!, non hanno mai raggiunto il fine ultimo: eliminare Fidel Castro.
Ma l'obiettivo degli atti terroristici degli Usa non è sempre stato quello di eliminare fisicamente il Lider Maximo.
Un attentato curioso (molto curioso) è rappresentato dal tentativo da parte di uno "sgherro a stelle strisce" di far ingoiare a Fidel una "pozione" che, nel
giro di poco tempo, lo avrebbe reso completamente calvo ed imberbe; in quel modo il Leader cubano avrebbe assunto sembianze ridicole e la propaganda statunitense avrebbe potuto lavorarci su......
Ma queste sono altre storie.
Nonostante Cuba non sia un paese totalmente socialista ("Dobbiamo pensare come capitalisti senza smettere di essere comunisti" J.Garcia Olivares, presidente
della camera di commercio cubana), apprezzo una buona parte delle sue politiche "socialisteggianti" (o tendenti al socialismo) come l'arcinota riforma agraria, la nazionalizzazione delle imprese industriali, la libertà di culto, ecc.
All'interno di certi ambienti comunisti però, quasi fosse un reato, è impossibile parlare bene di Fidel Castro, in quanto, molti, dicono: "Castro è stato educato dai gesuiti, quindi ha delle radici religiose che non potrà mai abbandonare. Castro è un borghese!". Ma io dico a queste persone: Stalin non ha forse frequentato un seminario, alloggiato per anni nella casa di un sacerdote e vissuto una buona parte della sua adolescenza da credente praticante? Ah, certo: Stalin non ha mai fatto questo nè quell'altro, tutti falsi storici. Si, Stalin è un Dio tanto che nessuno di noi ha il POTERE di criticarlo.
Stalin è il nostro maestro; Stalin ha sempre ragione e noi, che magari facciamo realmente parte del proletariato, e quindi, in uno stato socialista, dovremmo
detenere il potere ed avere sempre ragione, siamo dei poveri idioti.....certe volte penso: ma quale differenza c'è tra il regime sovietico ed il fascismo?
Ieri, passando per un centro anziani, una donna ormai corrosa, nel fisico e nella mente, dalla vecchiaia, avendo di fronte la figura di Stalin e quella di Berlusconi, mi ha detto: sai, non c'è poi mica differenza tra questo (Stalin) e quest'altro (Berlusconi); il regime è sempre regime, di qualsiasi colore sia, rosso, verde, viola, giallo, nero, rosso....
Dopo un iniziale rifiuto categorico delle sue affermazioni, ho pensato consciamente, lucidamente: e se la signora avesse ragione?
Quesito sul cosiddetto "Stalinismo"....
La dittatura del proletariato e non la dittatura del partito (del proletariato).
Ma se il partito è composto dal proletariato, allora non vuol dire che il potere è nelle mani del proletariato?
Ma se il partito è composto dal proletariato, allora non vuol dire che il potere è nelle mani del proletariato?
martedì 29 dicembre 2009
Una voce autorevole, anzi autoritaria!
"L'anzianità è una fase della vita dove, dopo essersi affrancati dalla durezza e dall' obbligatorietà del lavoro, è possibile sfogare la propria creatività, soffocata in gioventù dalla crudele e criminale esigenza di sopravvivere mediante il lavoro. L'anzianità è, dunque, recuperare il tempo passato"
Presento qui di seguito una poesia che definisce in maniera esatta quali compiti dobbiamo svolgere NOI in qualità di esseri umani. Compiti che diventano ancor più importanti, in quanto sono definiti da una persona che, data la sua età e le sue innumerevoli esperienze esistenziali, nè sa un tantino più di noi baldi, ma ignoranti, giovani.
"LA CRISI ECONOMICA" (di Anna Maria Ferri, pensionata e coordinatrice comunale di Bucchianico (CH) dell'FNP-CISL)
- Non me ne vogliate, se non mi lamento
della crisi economica, di cui, tanto parlar sento.
A me sembra di averla avuta da sempre:
sin da quando ero bambina
l'ho accettata bonariamente.
Con essa mi sono abituata a convivere,
affrontando tante rinunce e privazioni.
col passare del tempo, mantenendo, si,
un atteggiamento sobrio, ho preferito
arricchirmi interiormente
di quei tanti valori
che non temono la recessione.
Impariamo a ricercarli e a prenderne possesso
ad amarli come veri tesori:
la pace di tutta la nostra nazione,
la libertà di espressione di ogni suo cittadino,
l'amore per la famiglia, gli amici, gli esseri viventi,
la solidarietà, la bontà verso i più deboli,
la dignità di ogni essere umano affinchè
non sia giudicato solo dalla sua apparenza,
ma per il suo valore interiore,
il perdono...!
Tutto ciò ci innalza e ci dona
tanta soddisfazione! -
La semplicità stilistica e la profondità umana di questa poesia mi hanno sconvolto.
Cosi' ho capito una cosa essenziale: una poesia comune VISSUTA da una persona comune (e per questo speciale!) è più emozionante ed eloquente di una poesia complessa scritta da una persona famosa.
Presento qui di seguito una poesia che definisce in maniera esatta quali compiti dobbiamo svolgere NOI in qualità di esseri umani. Compiti che diventano ancor più importanti, in quanto sono definiti da una persona che, data la sua età e le sue innumerevoli esperienze esistenziali, nè sa un tantino più di noi baldi, ma ignoranti, giovani.
"LA CRISI ECONOMICA" (di Anna Maria Ferri, pensionata e coordinatrice comunale di Bucchianico (CH) dell'FNP-CISL)
- Non me ne vogliate, se non mi lamento
della crisi economica, di cui, tanto parlar sento.
A me sembra di averla avuta da sempre:
sin da quando ero bambina
l'ho accettata bonariamente.
Con essa mi sono abituata a convivere,
affrontando tante rinunce e privazioni.
col passare del tempo, mantenendo, si,
un atteggiamento sobrio, ho preferito
arricchirmi interiormente
di quei tanti valori
che non temono la recessione.
Impariamo a ricercarli e a prenderne possesso
ad amarli come veri tesori:
la pace di tutta la nostra nazione,
la libertà di espressione di ogni suo cittadino,
l'amore per la famiglia, gli amici, gli esseri viventi,
la solidarietà, la bontà verso i più deboli,
la dignità di ogni essere umano affinchè
non sia giudicato solo dalla sua apparenza,
ma per il suo valore interiore,
il perdono...!
Tutto ciò ci innalza e ci dona
tanta soddisfazione! -
La semplicità stilistica e la profondità umana di questa poesia mi hanno sconvolto.
Cosi' ho capito una cosa essenziale: una poesia comune VISSUTA da una persona comune (e per questo speciale!) è più emozionante ed eloquente di una poesia complessa scritta da una persona famosa.
domenica 20 dicembre 2009
Ho paura di aver perduto tutte le conquiste fatte...IO NON SONO INTELLIGENTE!!!!!! NON LO SONO!!!!!!
Odio quando qualcuno mi reputa intelligente.
Io non voglio essere intelligente. Vedersi attribuita l'intelligenza è come camminare costantemente con un masso sulla schiena, umanamente impossibile da portare.
Essre definiti intelligenti significa essere investiti da una grossa responsabilità; responsabilità di non sbagliare, non deludere, di fare sempre e comunque il meglio.
Essere tacciati come intelligenti significa, quasi certamente, entrare in competizione con chi è invidioso della nostra (supposta) condizione di superiorità intellettuale o con chi è realmente intelligente.
Io non voglio alcuna responsabilità e competizione. Desidero vivere nella rassicurante mediocrità intellettuale, nella tranquilla e serena stupidità, cocciutagine.
IO VOGLIO ESSERE CHIAMATO "STUPIDO, IDIOTA, DEMENTE". Chiamatemi come volete ma non dite che sono intelligente. Vi avverto: chiunque osi chiamarmi intelligente si rende autore di una pesante offesa nei miei confronti. E vi scongiuro: non mi offendete; io sono sensibile (lo sono, anche se non sembra).
Già, non potete capire ciò che ho scritto. Io sono destinato alla più totale incomprensione. Nessuno potrà mai comprendere la mia essenza: io non voglio male a nessuno. Io voglio bene anche al peggiore dei mostri.
Per fortuna che le vacanze di Natale sono vicine: saranno un'ottima occasione per riflettere attentamente sulle mie condizioni interiori. Ma nel frattempo, e per tutta la mia esistenza, non chiamatemi intelligente, cioè non mi offendete.
Io non voglio essere intelligente. Vedersi attribuita l'intelligenza è come camminare costantemente con un masso sulla schiena, umanamente impossibile da portare.
Essre definiti intelligenti significa essere investiti da una grossa responsabilità; responsabilità di non sbagliare, non deludere, di fare sempre e comunque il meglio.
Essere tacciati come intelligenti significa, quasi certamente, entrare in competizione con chi è invidioso della nostra (supposta) condizione di superiorità intellettuale o con chi è realmente intelligente.
Io non voglio alcuna responsabilità e competizione. Desidero vivere nella rassicurante mediocrità intellettuale, nella tranquilla e serena stupidità, cocciutagine.
IO VOGLIO ESSERE CHIAMATO "STUPIDO, IDIOTA, DEMENTE". Chiamatemi come volete ma non dite che sono intelligente. Vi avverto: chiunque osi chiamarmi intelligente si rende autore di una pesante offesa nei miei confronti. E vi scongiuro: non mi offendete; io sono sensibile (lo sono, anche se non sembra).
Già, non potete capire ciò che ho scritto. Io sono destinato alla più totale incomprensione. Nessuno potrà mai comprendere la mia essenza: io non voglio male a nessuno. Io voglio bene anche al peggiore dei mostri.
Per fortuna che le vacanze di Natale sono vicine: saranno un'ottima occasione per riflettere attentamente sulle mie condizioni interiori. Ma nel frattempo, e per tutta la mia esistenza, non chiamatemi intelligente, cioè non mi offendete.
Crudele autocritica...
Io voglio dedicare la mia vita alla difesa degli operai, dei lavoratori dipendenti tutti. Io voglio diventare un sindacalista. Voglio ma non posso.
Il sindacalista è colui che conosce gli operai e il loro ambiente lavorativo; ambiente che io non ho mai veduto e vissuto. Io non ho mai lavorato nella mia vita e pretendo di fare il sindacalista: questo è assurdo, paradossale, scandaloso, improponibile.
Il sindacalista è colui che non ha paura di ritorsioni padronali; che difende gli operai in prima linea, senza alcuna paura di esporsi.
Io, invece, sono carico di timidezza e, certamente, di viltà. Io sono un pusillanime che, quando era piccolo e ingenuo (com'è ancora) piangeva al primo richiamo della maestra. Io non sopporto rimproveri. Anzi, ho paura dei rimproveri.
Il sindacalista non può essere un pussillanime, un timido ma deve avere quella "faccia tosta" e quel coraggio indomabili.
Io sono la persona meno indicata (dal punto di vista delle esperienze e del carattere) a ricoprire il ruolo di sindacalista. Con me, gli operai diverrebbero facile carne da macello per i padroni.
Il sindacalista, nell'accezione gramsciana, è colui che combatte per l'emancipazione del proletariato, che ha l'obiettivo essenziale di educare le masse e condurle verso la rivoluzione socialista, ovvero verso la libertà. Il sindacalista è, dunque, colui che più di chiunque altro condivide e applica il fare e pensare socialisti.
Io, invece, sono un borghese malamente travestito da proletario (un proletario che non ha mai lavorato in vita sua: come sono messo bene!). Un borghese che cerca di apprendere la teoria socialista per una mera masturbazione intellettuale. Il vero socialista è colui che avverte la spiccata esigenza di praticare la teoria socialista per raggiungere il socialismo. Il vero socialista è colui che ha bisogno di un mondo rosso, socialista appunto.
Io voglio tutto questo? Credo (o fingo) di volerlo ma, in realtà, non lo voglio affatto.
Io mi trovo bene in questo mondo pieno di falsa libertà dove, per fortuna, basta essere vili per sopravvivere. Anzi, la viltà ci consente spesso di uscire dalla sfera della sopravvivenza permettendoci di VIVERE. (il vivere è l'evoluzione positiva del sopravvivere)
La conclusione è una sola (anzi, due): io non sono socialista e io non posso fare il sindacalista.
Spero che le cose cambieranno. Il vile non può far altro che sperare in un intervento magari divino.
Allora: Padre nostro che sei nei cieli....
Il sindacalista è colui che conosce gli operai e il loro ambiente lavorativo; ambiente che io non ho mai veduto e vissuto. Io non ho mai lavorato nella mia vita e pretendo di fare il sindacalista: questo è assurdo, paradossale, scandaloso, improponibile.
Il sindacalista è colui che non ha paura di ritorsioni padronali; che difende gli operai in prima linea, senza alcuna paura di esporsi.
Io, invece, sono carico di timidezza e, certamente, di viltà. Io sono un pusillanime che, quando era piccolo e ingenuo (com'è ancora) piangeva al primo richiamo della maestra. Io non sopporto rimproveri. Anzi, ho paura dei rimproveri.
Il sindacalista non può essere un pussillanime, un timido ma deve avere quella "faccia tosta" e quel coraggio indomabili.
Io sono la persona meno indicata (dal punto di vista delle esperienze e del carattere) a ricoprire il ruolo di sindacalista. Con me, gli operai diverrebbero facile carne da macello per i padroni.
Il sindacalista, nell'accezione gramsciana, è colui che combatte per l'emancipazione del proletariato, che ha l'obiettivo essenziale di educare le masse e condurle verso la rivoluzione socialista, ovvero verso la libertà. Il sindacalista è, dunque, colui che più di chiunque altro condivide e applica il fare e pensare socialisti.
Io, invece, sono un borghese malamente travestito da proletario (un proletario che non ha mai lavorato in vita sua: come sono messo bene!). Un borghese che cerca di apprendere la teoria socialista per una mera masturbazione intellettuale. Il vero socialista è colui che avverte la spiccata esigenza di praticare la teoria socialista per raggiungere il socialismo. Il vero socialista è colui che ha bisogno di un mondo rosso, socialista appunto.
Io voglio tutto questo? Credo (o fingo) di volerlo ma, in realtà, non lo voglio affatto.
Io mi trovo bene in questo mondo pieno di falsa libertà dove, per fortuna, basta essere vili per sopravvivere. Anzi, la viltà ci consente spesso di uscire dalla sfera della sopravvivenza permettendoci di VIVERE. (il vivere è l'evoluzione positiva del sopravvivere)
La conclusione è una sola (anzi, due): io non sono socialista e io non posso fare il sindacalista.
Spero che le cose cambieranno. Il vile non può far altro che sperare in un intervento magari divino.
Allora: Padre nostro che sei nei cieli....
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